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  • Disabilità e Cultura: Un Approccio Antropologico

    Disabilità e Cultura: Un Approccio Antropologico

    Nel percorso di approfondimento delle competenze richieste ai Disability Manager, CSeL ha individuato un aspetto cruciale: tra le conoscenze definite da Regione Lombardia per questa figura professionale rientra anche l’antropologia culturale. Per esplorare questo tema, la dott.ssa Aurora de Toffoli ha tenuto un incontro di formazione rivolto alle referenti delle aziende partner di CSeL coinvolte nei progetti provinciali finalizzati a migliorare la permanenza al lavoro delle persone con disabilità.

    La disabilità non riguarda solo la sfera medica, ma è profondamente intrecciata con la cultura e la società in cui viviamo. L’antropologia culturale ci aiuta a comprendere come la disabilità venga percepita e vissuta in diversi contesti sociali, influenzando le politiche, le pratiche e le opportunità di inclusione. Grazie a questa disciplina, possiamo analizzare le rappresentazioni culturali della disabilità e le barriere sociali che spesso ostacolano la piena partecipazione delle persone con disabilità nella vita quotidiana.

    L’approccio antropologico offre strumenti critici per decostruire stereotipi e promuovere una società più inclusiva, capace di valorizzare la diversità e di garantire pari opportunità a tutti. Integrare questa prospettiva nella formazione dei Disability Manager significa contribuire a costruire ambienti di lavoro più consapevoli, aperti e accessibili.

  • Progetti per minori con problemi penali

    Progetti per minori con problemi penali

    CSeL Consorzio gestisce da diversi anni diversi progetti rivolti a minori con problemi penali che necessitano di un accompagnamento per essere reinseriti nel mondo del lavoro.

    Si è deciso di andare ad indagare alcuni dei pregiudizi che si sono riscontrati da parte di alcune aziende verso i ragazzi in carico ai nostri progetti. Alcuni di questi subiscono una doppia discriminazione poiché a quella del carcere si somma quella del loro essere immigrati.

    I video prodotti, tre della durata di 90 secondi l’uno, sono pensati come un’unica storia, Le fatiche di Alì, ma comprensibili anche se visti individualmente, questo per favorire una loro diffusione virale.